Roma, 9 feb. (askanews) – Il Super Bowl LX non ha avuto storia sul campo. I Seattle Seahawks hanno travolto i New England Patriots 29-13, imponendo ritmo, fisicità e superiorità tecnica dall’inizio alla fine. Una finale a senso unico, quasi un contorno. Perché il vero trionfatore della notte di Santa Clara è stato Bad Bunny, capace di spostare il baricentro dell’evento dall’ovale al simbolo, dallo sport alla cultura.

Reduce da tre vittorie ai Grammy — incluso quello per Best Album — la superstar portoricana di Debí Tirar Más Fotos ha portato al Levi’s Stadium la sua “casita rosa” e un messaggio semplice e radicale: “Assieme siamo l’America. L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”. Non uno slogan, ma una messa in scena totale. Un villaggio dentro lo stadio, popolato da star come Lady Gaga, Ricky Martin, Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, ma anche da pezzi di vita reale: una taqueria di Los Angeles, uno degli ultimi social club portoricani di Brooklyn, volti comuni chiamati a rappresentare un’America plurale.

Bad Bunny — Benito Antonio Martínez Ocasio, ex cassiere di supermercato — ha messo la famiglia al centro: un matrimonio celebrato in diretta, un bambino a cui ha donato il grammofono d’oro dei Grammy, immagini che hanno evocato storie recenti di separazioni e deportazioni che hanno scosso il Paese. Il tutto senza attacchi diretti, senza nomi. Solo musica, lingua, identità.