Travisamenti, scudi, petardi, bottiglie incendiarie, fuochi d’artificio, bastoni e striscioni con telai scomponibili. È lo stesso arsenale visto sabato a Milano e dieci giorni fa a Torino. Non improvvisazione, ma preparazione. Dietro gli scontri tra gruppi incappucciati e forze dell’ordine c’è una tattica collaudata, una forma di guerriglia urbana che si ripete, si affina e si tramanda. I black-bloc, infatti, più che un’organizzazione sono un metodo. Una tecnica di azione violenta adottata da militanti dell’area anarchica e autonomista che si inseriscono nei cortei per colpire obiettivi simbolici e pragmatici, ossia, fisici: forze dell’ordine, infrastrutture, istituzioni. Si vestono di nero, coprono il volto, agiscono in gruppo e si disperdono rapidamente. Negli scontri di Milano, come a Torino, lo schema è stato identico. Un primo fronte apparentemente pacifico. Poi la comparsa di gruppi incappucciati con caschi o maschere antigas indossati in pochi secondi e coperti dall’accensione di fumogeni. A seguire parte il lancio coordinato di petardi e razzi, insieme a tentativi di forzare cordoni, imbocchi stradali e aree sensibili. Quando arriva la risposta delle forze dell’ordine scatta la dispersione.
Violenza, così agiscono i nuovi black-block: tattiche, strategie e addestramento
Travisamenti, scudi, petardi, bottiglie incendiarie, fuochi d’artificio, bastoni e striscioni con telai scomponibili. È lo stesso arsenal...








