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Ha rinunciato alla co-conduzione del Festival per le intimidazioni anche alla sua famiglia
Sono arrivati fino a minacciare la sua famiglia. Evidentemente a sinistra l'affare Pucci è stato vissuto come una battaglia del Piave. L'ordine era: non deve passare. Tutti i mezzi sono buoni, anche quelli estremi. E così Andrea Pucci ha deciso di rinunciare al palco di Sanremo. Ieri era fuori dall'Italia. Il lavoro spesso lo porta all'estero. Pucci non è un principiante. È vero, si è fatto da solo, senza padrini, senza corazzate alle spalle. Ma è da tanti anni che miete successi, ha vinto persino l'Ambrogino d'Oro come milanese illustre. Ha un gran mestiere. E per questo lo hanno scelto per dare verve al festival di Sanremo. Per la precisione alla terza giornata.
Appena si è saputo che Pucci sarebbe salito sul palco si è scatenata la canea. Sui social, sui giornali. Hanno iniziato pubblicando mozziconi di sue battute, nelle quali Pucci metteva alla berlina anche i leader politici. Pucci non fa di mestiere l'analista, né il filosofo, né il poeta né il prete. Fa il comico. E i comici di solito non si comportano da esperti diplomatici ma da battutari. A volte sofisticati, a volte grevi. Nessuno si sarebbe mai sognato di criticare il grande Forattini che disegnava Bettino Craxi con gli stivaloni e le sembianze di Mussolini, e il prestigiosissimo Spadolini grasso come una palla, nudo. O D'Alema coi baffetti di Hitler e Veltroni addirittura affrescato come se fosse un invertebrato.
















