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Ultimo aggiornamento: 7:04

Una volta, quest’anno, mi sono pure stirato un adduttore. Mi sono spostato di colpo per schivare un contrasto. Ma ho tenuto duro fino al novantesimo. Guardalinee: una di quelle missioni che in ordine di ambizione è subito dopo quello del rappresentante di classe. Ti danno una bandierina, se hai un certo carisma ti fanno riempire le borraccette, se hai un titolo di studio porti la valigetta “medica”.

Scelgo sempre la fascia opposta a dove si trovano le panchine, lontano dagli allenatori deliranti su algoritmi e ipotenuse di gioco. Così mi ritrovo in questa terra di nessuno, appena al di qua dalla linea laterale, non dentro al campo, subito fuori, dando le spalle alla tribunetta, al manipolo irriducibile di genitori che danno più indicazioni dell’allenatore e santificazioni all’arbitro.

Una volta, sotto di 1 a 0 e lanciati in contropiede, la palla esce di un soffio, non esito e alzo la bandierina: è fuori. Dalla tribuna mi arriva un “Guardalinee onesto!”. Distopia.