Le Olimpiadi sono una sfida nella sfida, oltre lo sport, c’è la competizione tra le nazioni, la partita geopolitica del soft power. L’Italia la sta giocando con le sue qualità e l’inizio è ottimo: arrivano le vittorie degli atleti, le medaglie e i riconoscimenti per l’organizzazione.
Sono sempre i dettagli, gli elementi dell’immaginario popolare, a svelare le crisi delle leadership e delle alleanze, i cambi d’epoca, la fine di una fase storica e un nuovo inizio.
I Giochi sono l’arena dove si scontrano culture opposte: l’elegante cerimonia d’apertura di Milano-Cortina 2026 in Francia ha acceso un polemico confronto con la bruttura “woke” delle Olimpiadi di Parigi e a Emmanuel Macron s’è scomposta la parrucca, tanto da indurlo a burlare online sulla Gioconda che ammira la squadra francese quando entra nello stadio di San Siro. Sono i soliti bricolage di Macron: in caduta libera in casa, con governi che scadono come lo yogurt, spiazzato dall’intesa tra Italia e Germania siglata a Roma qualche giorno fa tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz, “Le President” fa i capricci. Non partecipa all’apertura dei Giochi a Milano - nessuno se ne accorge e non si segnalano crisi depressive per la sua assenza - e si trasforma nell’influencer dell’Eliseo che fa l’agent provocateur con il capolavoro di Leonardo da Vinci, custodito nel Museo del Louvre. Custodito? Visti i precedenti, sono un ottimista.















