Una nazione è grande quando sa costruire eventi internazionali, mostrare la sua capacità di fare, usare il soft power della conoscenza. L’Italia ha tutte queste qualità e le Olimpiadi invernali di Milano -Cortina che si aprono oggi ne saranno l’ennesima prova. Quello che non funziona è il sistema istituzionale, lo sappiamo tutti che c’è bisogno di riforme profonde, incisive, e quella della giustizia - come dimostra la cronaca di questi giorni - è la più urgente. La magistratura si muove come un contro -potere, dall’inizio della legislatura ha dispiegato una strategia per demolire il programma del governo, i tribunali hanno cercato di smontare le norme sull’immigrazione (e perfino gli accordi internazionali), sulle grandi opere (altro capitolo fondamentale per una nazione trasformatrice e esportatrice) la Corte dei Conti ha imposto lo stop al Ponte sullo Stretto; sulla sicurezza la polizia arresta e i giudici scarcerano.

La serie di episodi è lunga, come ha ricordato ieri la premier Giorgia Meloni c’è un evidente «doppiopesismo» della magistratura. Gli italiani non sono fessi, sanno che esiste un muro ideologico, quello delle toghe rosse, non a caso alleate della sinistra in una campagna referendaria dai toni ignobili; sanno che l’immigrazione e l’aumento di alcuni reati hanno un collegamento oggettivo; sanno che il pestaggio di Torino non è un episodio di delinquenza comune, ma un tentato omicidio che fa parte di un disegno eversivo, un assalto allo Stato.