di Italo Gerardi Scotti*
Si sono appena conclusi i Giochi Olimpici invernali ed è tempo di bilanci. Ma per una volta proviamo a staccarci dalla comunicazione ufficiale che meccanicamente ed acriticamente ci ripete e ci ripeterà all’infinito che i Giochi sono stati un successo, che tutti hanno apprezzato le capacità organizzative italiane, che tutto questo dimostra la bontà del movimento sportivo italiano. Questa è la facciata che ci racconta di uno sport di immagine, che avrebbe il vantaggio di stimolare i giovani a fare, per emulazione, attività sportiva, con tutto il benessere che ne deriva in termini di salute, socialità e benessere psicologico. La realtà è ben diversa. Gli studi di settore ci dimostrano che l’abbandono precoce della pratica sportiva (il cosiddetto burnout sportivo) è altissimo, il numero di giovani che continuano con l’attività sportiva è in calo rispetto al passato, che gli infortuni sportivi sono in aumento esponenziale.
Nell’epoca in cui viviamo, lo Sport è andato sempre più adattandosi ad una visione dell’uomo inteso come macchina, sempre più specializzata, da perfezionare per ottenere la massima performance fisica e lo Sport è diventato uno dei tanti mezzi per ottenere fama, successo e denaro.






