La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, andata in scena allo stadio di San Siro davanti a decine di migliaia di spettatori e a un pubblico televisivo mondiale, non è stata soltanto un grande evento sportivo. È stata, inevitabilmente, anche una rappresentazione simbolica dell’Italia, del modo in cui il Paese sceglie di mostrarsi al mondo in una delle poche occasioni davvero planetarie. E, come spesso accade, quando l’Italia deve sintetizzare se stessa in pochi segni riconoscibili, esporta con maggiore forza ciò che sa fare meglio: la musica e la voce.

Le scelte sono state chiare e leggibili per chiunque, anche al di fuori dei confini specialistici. L’Inno di Mameli, affidato a Laura Pausini; Nel blu dipinto di blu, la canzone italiana più famosa del mondo, cantata in italiano da Mariah Carey. L’Inno, con la Pausini, è proposto in forma estremamente personalizzata, con la caratteristica bocca spalancata “a forno”, che riecheggia più i fasti danteschi del Conte Ugolino e dell’arcivescovo Ruggieri («la bocca sollevò dal fiero pasto») che la tradizione dell’inno.

Mariah Carey, un tempo dotata di estesissima vocalità pop-rock, affronta invece Volare con cordialità e mestiere, ma con una pronuncia italiana che fa pensare immediatamente al doppiaggio di Stanlio e Ollio.