Inizia a essere tempo di bilanci per le Olimpiadi. E anche di qualche confronto. Ci sono stati i Giochi di Pechino, che passeranno alla storia per l’allegro impianto per il freestyle costruito proprio nel mezzo di un’acciaieria, con le torridi raffreddamento a vista e ovviamente neve artificiale pompata in una landa stile Mordor (mancavano solo gli orchi). Ci sono stati i Giochi di Sochi, che verranno sicuramente ricordate per la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente, con i suoi cinquemila ettari di foreste rasi a zero per preparare le infrastrutture dell’evento. Ci sono stati infine, venendo a tempi più recenti e paesi più vicini, i Giochi estivi di Parigi, che nessuno scorderà mai per il suo buongusto tra gli strani puffi blu dell’inaugurazione - e soprattutto per il buon umore: il mondo sta ancora ridendo dell’idea di rendere la Senna balneabile, tra una nutria e una pantegana. Insomma possiamo dirlo, non abbiamo certo sfigurato, nonostante buona parte dell’Italia non ci abbia creduto. È un fatto che la stragrande maggioranza degli articoli critici su Milano-Cortina sia apparso sulla stampa di sinistra.

Così come è un fatto che Elly Schlein, criticata anche da Giuseppe Sala, abbia chiaramente scelto di non “sporcarsi le mani” presenziando all’inaugurazione o almeno a una gara. Insomma, una parte del Paese non vede di buon occhio l’organizzazione di queste Olimpiadi, che qualcuno continua a vivere come uno spreco, non come un investimento. In realtà, stando alle stime pubblicate in queste settimane, i soldi spesi – in grandissima parte per infrastrutture che ovviamente rimarranno - pareggiano le stime sui ritorni economici, calcolati in circa 5,3 miliardi di euro.