Non cambia la data del referendum: il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere.
Referendum sulla giustizia, la Cassazione accoglie il nuovo quesito dopo la raccolta delle 500 mila firme
IRENE FAMÀ, LUCA MONTICELLI
Nel frattempo, maggioranza e opposizione proseguono la battaglia referendaria. Per Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna per il sì di Forza Italia, è in ballo «una campagna di verità contro i Pinocchio che parlano della volontà del governo di assoggettare la magistratura, totalmente falsa, che cercano di convincere i cittadini a votare no utilizzando argomentazioni inventate. Votando sì – ribadisce Mulè - approveremo una riforma che consentirà finalmente ai cittadini di essere giudicati da un giudice veramente terzo».
Il capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli, si interroga invece su chi è il destinatario di questa riforma: «Non è per i cittadini – osserva - è per una classe dirigente, quella politica, che vuole mettere sotto la propria ala il potere giudiziario e quindi poter essere sempre dalla parte della ragione. Questa è la ragione reale del referendum».











