C’è tutto lo stile italiano nella festa dell’inaugurazione olimpica. Lo stile che è bellezza e qualità e apertura al mondo, ed è Armonia. E allora è il titolo giusto quello dello show che a San Siro inaugura i Giochi. Ma forse, se il gusto estetico che l’antica Roma e poi il Rinascimento e tutto il resto della storia italiana ci ha consegnato fosse stato in questa occasione trattato con maggiore profondità, l’evento avrebbe potuto avere una forza culturale meno cedevole al mainstream. Lo spettacolo comunque funziona.
Siamo un po’ a un concertone: il braccialetto per gli spettatori somiglia a quello per il Coldplay e emana luci. Un po’ midcult con punte di trash: la coreografia sulle note di «Vamos a la playa» e mezzo San Siro a ballare e poi il coro da stadio: «Milano e Cortina, oh oh oh oh oh...». Un po’ eccellenza: «L’infinito» letto da Favino non è solo una trovata ma serve a ricordare che Leopardi è umanità e umanesimo e uno dei nostri letterati più studiati nelle università straniere. Un po’ tradizione: attraverso la musica d’opera abbiamo fatto fischiettare centinaia di generazioni di ogni parte della terra e anche grazie a Verdi, Rossini e Puccini, qui rivisitati in ogni modo perfino ricostruendoli come pupazzi diretti da Matilde De Angelis, siamo diventati quello che siamo. E un po’ innovazione, fantasia, futuro, energia. Quella della simil Raffaella Carrà, la quale balla vestita di giallo e ci ricorda, piaccia o non piaccia il remake, che mito del Made in Italy sia stata la regina del tuca tuca in America Latina e non solo laggiù. Occhio al video del vecchio tram milanese guidato da Valentino Rossi vestito da tranviere. Chi c’è a bordo? Mattarella! Il quale, appena arriva nella tribuna d’onore, viene accolto da un boato di allegria. Segue Laura Pausini con l’Inno di Mameli, poppeggiante. Luci dappertutto, piccole grandi, bianche, colorate: che cosa illuminano tra palco e realtà? Illuminano il futuro e la speranza di pace. Illuminano l’identità italiana in mondovisione. Ma gli atleti italiani sono gli ultimi, tra le 92 delegazioni, a entrare in scena. I greci sono i primi, ovviamente. Ma occhio alla squadra statunitense e a quella della Danimarca: si sfideranno nello stadio di Santa Giulia ad hokey sul ghiaccio, e chissà: chi vince si prende la Groenlandia?












