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Ultimo aggiornamento: 18:27

di Leonardo Botta

C’è qualcosa di cervellotico, quasi bipolare, nell’atteggiamento di classe politica, stampa e opinione pubblica nazional-sovranisti italiani nei confronti degli Stati Uniti, da quando Donald J. Trump si è di nuovo seduto nello Studio Ovale.

Vengono in mente i legittimi commenti di giubilo alla cerimonia d’insediamento del Tycoon, con la premier Meloni fieramente presente nel parterre degli invitati. O i vari incontri in cui la Giorgia nazionale sedeva alla destra del “padre” (“rosicate sinistri, Ma(a)lox!”). E giù titoloni e aperture di Tg, quando il leader a stelle e strisce lodava l’amica e alleata italiana. I conservatori nostrani godevano come ricci ascoltando i proclami del presidente americano, o mentre questi coniava un accattivante slogan, “Make America Great Again” (M.A.G.A.), al punto che gli italici sostenitori, capeggiati da quel Salvini sempre pronto a indossare cravatta e cappellino rossi in onore del suo paladino, pensavano di mutuare quello slogan nella nostra lingua, tipo “Facciamo l’Italia Grande Ancora”; ma l’acronimo, F.I.G.A., non convinceva molto.