Avrebbe minacciato il suicidio puntando contro di sé un coltello da cucina dopo l’ennesimo litigio con la nonna legato alla volontà di iscriversi a un corso di pallacanestro. È questo l’episodio clou di una lunga sequela di sevizie subìte da una bambina di 8 anni, finita in ospedale nel settembre 2024.
Non appena si è sentita protetta e al sicuro ha raccontato agli infermieri di essere vittima di maltrattamenti fisici e verbali da tempo. Picchiata “quando dormivo fuori orario, se leggevo o se a scuola prendevo voti più bassi dell’8”.
La nonna, 65 anni, residente in un comune salentino, è finita sotto processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia così come stabilito dalla giudice per l’udienza preliminare Francesca Mariano, sotto scorta da tempo per minacce di matrice mafiosa. “Nonna mi picchia”, “Nonna mi offende di continuo” ha raccontato ai carabinieri la bambina. “Mi cucinava sempre riso in bianco mentre al compagno serviva piatti conditi e saporiti”.
Più e più volte malmenata - a suo dire - col bastone di una scopa con tanto di livido accertato dai medici sul suo corpo, schiaffi e capelli tirati, ore chiusa in bagno. Dopo una delle innumerevoli aggressioni, la bambina è svenuta ed è stata accompagnata in ospedale. E poi offese continue: “Sei una cagna, una cretina, un’idiota”. Sotto minaccia: “Nonna mi diceva di non raccontare nulla a nessuno”. Inevitabilmente tutte queste violenze fisiche e psicologiche avrebbero compromesso il benessere psicofisico della bambina con un evidente calo della concentrazione e del rendimento a scuola.







