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5 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:40

Ma davvero i giudici assolvono e perdonano, scarcerano e liberano anche chi dovrebbe stare in cella? Lo sostengono tutto il centrodestra, i Comitati di partito d’ispirazione governativa (basta scorrere i social), deputati e senatori meloniani, forzisti e leghisti in servizio permanente effettivo. Ma a smentirli bastano i fatti. Documentati nelle sentenze a futura memoria. Un esempio? La sentenza della Cassazione di metà dicembre (la 3547) che tiene in cella, e 30 anni di pena, una donna di etnia rom recidiva per via di scippi e furti, ma col tumore al seno, pure in attesa di un intervento, e un bimbo appena nato, per giunta prematuro. Destinato a finire in gattabuia pure lui, e neppure in un Icam, gli istituiti a custodia attenuata proprio per le madri detenute con prole, visto che non è disponibile in quel di Milano, ma direttamente in galera.

Ad accendere un focus sulla singolare decisione è Ilaria Giugni, docente di diritto penale alla Federico Secondo di Napoli, che ne scrive sulla rivista online Sistema penale. Dopo aver letto le sue osservazioni, ma soprattutto la super tecnica sentenza della Cassazione, vengono in mente i post filo separazione delle carriere del tipo: “Se vogliamo che i criminali stiano in galera e non vengano scarcerati dalle solite toghe rosse Sì alla riforma della giustizia”, parola di Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera. O ancora: “Tanto gli danno due mesi e non si fa neanche un giorno di galera”, sempre sulla pagina Fb di FdI con il messaggio “non vorremmo più ripeterlo, scegli il Sì per cambiare”. Classici esempi di pubblicità ingannevole. Se riguardasse un prodotto commerciale verrebbe bloccata. Invece restano online, laddove le ragioni del No di Alessandro Barbero non solo sono state censurate, ma hanno subito la reprimenda di Nicolò Zanon, ex Csm in quota Forza Italia, ex vicepresidente della Consulta, oggi presidente del Comitato Sì riforma.