L’ortofrutta italiana è in difficoltà. La produzione e la redditività sono in calo, penalizzate dal cambiamento climatico (che ha visto rafforzati gli eventi estremi) e dall’avvento di insetti alieni e patologie fino a poco tempo fa sconosciute. Senza dimenticare la pressante concorrenza da altre aree del mondo dove si possono utilizzare mezzi tecnici vietati in Italia.
È l’atto d’accusa lanciato dal presidente di FedagriPesca Confcooperative, Raffaele Drei in occasione di Fruit Logistica, manifestazione in corso a Berlino che riunisce il meglio dell’ortofrutta mondiale e alla quale FedagriPesca prende parte in rappresentanza di 500 cooperative e 44mila produttori. «Fino a dieci anni fa – spiega Drei – il settore italiano aveva un potenziale produttivo di 26 milioni di tonnellate di ortofrutta. Oggi siamo attorno ai 24,7 milioni dopo essere scesi a 23 milioni nel 2023».
Tra i segmenti più penalizzati le pere (passate dalle 764mila tonnellate del 2015 alle 293mila di oggi), il kiwi (da 575mila tonnellate a 347mila), pesche e nettarine (da 1,4 milioni di tonnellate a 884mila) le ciliegie (da 110mila a 87mila). Tra i fattori alla base del forte calo produttivo anche l’introduzione di politiche “green” che hanno limitato o rimosso l’uso di diversi fitofarmaci. Ad oggi in Italia – spiegano a Fedagri-Confcooperative – si contano circa 300 sostanze attive contro le oltre mille degli anni ’90. Ciò ha comportato per i produttori una perdita di mezzi di difesa senza l’introduzione di alternative efficaci.









