Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
23 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 11:00 del 23 Settembre
Negli ultimi sette anni, a dispetto dei suoi impegni, l’Unione europea ha continuato a esportare pesticidi rischiosi per la salute e l’ambiente (e per questo vietati nei campi coltivati europei) principalmente verso Paesi a medio e basso reddito. Anzi, come racconta una nuova inchiesta dell’unità investigativa di Greenpeace, Unearthed e dell’organizzazione Public Eye, nel 2024 l’Ue ha autorizzato l’export di pesticidi contenenti 75 sostanze chimiche proibite nei campi europei, quasi il doppio rispetto alle 41 esportate nel 2018, come aveva svelato una precedente indagine. Tutto possibile a causa delle lacune nella legislazione europea che rende le aziende libere, anche quando un pesticida viene vietato, di produrre ed esportare il prodotto in Paesi con regolamentazioni più deboli. Ad aumentare, però, non sono soltanto le sostanze chimiche pericolose, ma anche i volumi che l’Unione Europea cerca di inviare all’estero: nel 2024 l’Ue ha notificato l’intenzione di esportare circa 122mila tonnellate di prodotti contenenti pesticidi vietati, più del doppio di quelli esportati nel 2018, primo anno per il quale sono disponibili dati completi. Tra questi sono inclusi pesticidi che comportano danni cerebrali nei bambini, infertilità e interferenze endocrine, oltre a enormi quantità di insetticidi letali per le api e pericolosi per la fauna selvatica, che la stessa Ue ha definito una minaccia globale per la biodiversità e la sicurezza alimentare. Una distorsione che rischia di diventare un boomerang: non c’è alcuna garanzia, infatti, che in Europa e in Italia non rientrino prodotti agricoli trattati con quegli stessi pesticidi.







