Dalla sua scrivania Francesco Rucci vedeva solo un muro bianco, un ripiano con degli scatoloni, il cestino della spazzatura e un'altra sala attraverso delle vetrate. Così anche per dodici ore al giorno, sostiene. Prima che un provvedimento dell'azienda per cui lavorava - una società del settore dei rifiuti, attiva nel Tarantino – gli offrisse una via di scampo: il licenziamento in tronco, motivato da un colpo di sonno di Rucci sul posto di lavoro. La postazione nella quale era stato confinato, in un isolamento imposto in cui - racconta - il tempo non passava mai.
Era il 10 maggio 2023. Tre anni prima che un provvedimento della corte d'Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ribaltasse il piano inclinato: il lavoratore era stato colto con gli occhi chiusi e la testa lievemente chinata verso il basso, sì, c'era anche una foto a testimoniarlo oltre alla conferma dello stesso Rucci, che aveva però addotto la giustificazione di un malessere momentaneo. Ma nulla che giustificasse il licenziamento, per i giudici, che l'hanno considerato un provvedimento sproporzionato, disponendo la reintegrazione sul posto di lavoro, a quasi tre anni dai fatti. "Un periodo - spiega - in cui ho smesso di dormire, ho dovuto affrontare dei percorsi terapeutici con pillole, ci siamo dovuti rimboccare le maniche a casa perché la mia era una famiglia monoreddito".







