Ivideogiochi ci piacciono non solo perché ci mettono in scenari assurdi, fantasy o fantascientifici, ma anche perché a volte ci permettono di sperimentare attività umane da un punto di vista protetto, differente. Forse non con le medesime emozioni, ma magari con una filosofia simile. Guidare auto di lusso, compiere un volo di linea o, nel caso di Cairn, arrampicarsi su pareti sempre più impervie per dominare una cima che si erge di fronte a noi con l’indifferenza e la maestosità di chi è la da milioni di anni.

I videogiochi che non vediamo l’ora di provare nel 2026

DI ALESSANDRA CONTIN, LORENZO FANTONI, STEFANIA SPERANDIO

In Cairn vestiremo gli atletici panni di Aava, una scalatrice di altissimo livello che sta tenendo col fiato sospeso il mondo perché si appresta a scalare il Monte Kami, una vetta che già in passato ha reclamato la vita di chi ha provato l’impresa. Per aiutarla dovremo affrontare una impresa fatta di arti posizionati con attenzione, chiodi da roccia ben piazzati, provviste, gesso per le mani e un po’ di fortuna.

Cairn si inserisce in quel filone di giochi legati all’esplorazione, al movimento ma anche a un certo gusto per la filosofia, un genere ampio che passa da titoli frustranti come Baby Steps ad altri più avvicinabili come Death Stranding. Giochi che possono essere parte dei cosiddetti “rage game” ovvero titoli pensati per essere frustranti, dove basta poco per perdere tutto, ma anche in un certo senso dei walking simulator, anche se la camminata è verticale. I suoi vari livelli di difficoltà vi permetteranno di scegliere quanto sarà dura la scalata, ma dovrete comunque pensare e muovermi come una scalatrice, una esploratrice, e non come Lara Croft, Nathan Drake o altri avventurieri dall’arrampicata facile.