C’è una madre single, ha 38 anni, suo marito è scomparso quattro anni prima, pensa al figlio di 11 anni che resterà solo. C’è un ragazzo giovanissimo, i suoi genitori che lo perderanno troppo presto. E poi c’è Mario, che ogni settimana va dai volontari che gli fanno barba e capelli, e Davide, che ha chiesto di poter vedere di nuovo il mare. Tutte queste persone hanno in comune un destino doloroso, quello di una malattia inguaribile. Ma hanno anche l’aiuto della Fondazione Faro, che da 43 anni rimane accanto alle persone (e alle famiglie) nell’ultimo tratto della loro vita attraverso le cure palliative, sia nell’hospice San Vito sia a domicilio, con interventi terapeutici, assistenziali e psicologici calibrati per ogni paziente. Ma ora la Fondazione lancia un allarme: «I rimborsi pubblici sono fermi da 25 anni, così non possiamo guardare al futuro con serenità». Finanziamenti fermi da 25 anni Senza risorse Ad affrontare il tema, innanzitutto, è il presidente Giuseppe Cravetto: «Abbiamo 12 milioni di euro di costi, di cui solo la metà è coperto dai rimborsi regionali. Il resto arriva dal 5x1000, dalla Compagnia di San Paolo, dalle raccolte fondi e dai nostri benefattori. Le cure palliative aiutano a vivere l’ultimo tratto della propria esistenza con serenità». Come spiega il segretario generale Luigi Stella, «queste cure sono un’anomalia: si tratta di un Lea, livello essenziale di assistenza, ma nonostante questo la sanità pubblica investe pochissimo». Le tariffe del ricovero in hospice dei pazienti (che dovrebbero essere tutte a carico del SSN) sono bloccate da 25 anni. A fronte di 325 euro di costi al giorno a malato – continua Stella – ce ne arrivano 250. Quanto fa risparmiare la fondazione L'impatto sociale Ma la Fondazione Faro, con 243 volontari e 150 dipendenti, genera un impatto socio-economico non da poco: libera quasi il 70% dei posti letto occupati nei reparti di Oncologia e Medicina della Regione, «tanto che dal 2022 non ci sono più liste d’attesa» aggiunge il direttore generale, fa risparmiare una giornata lavorativa a settimana alle famiglie caregiver grazie alle visite a domicilio, e soprattutto fa risparmiare 12 milioni e mezzo l’anno alle Asl. «Il budget allocato dalla Regione Piemonte, però, è sempre lo stesso, da qui il deficit di 900 mila euro nel bilancio; il tutto mentre è il nuovo piano socio sanitario stesso a raccontare come siano in aumento le cronicità e l’età demografica. La nostra missione del futuro, ora, è la sostenibilità di questo ente», conclude Stella. I lavoro della psicologa Monica Seminara: prendersi cura oltre la malattia A sentir parlare Monica Seminara, psicologa e psicoterapeuta, sembra impossibile che una Fondazione sola riesca a mettere in piedi così tanti progetti, mentre aiuta più di 1.500 famiglie all’anno: «Le malattie che incontriamo ogni giorno sono inguaribili, ma non significa che non si possano curare, perché i bisogni di cui è necessario occuparsi sono molteplici. Le cure palliative sono un modello straordinario perché si cuciono addosso ad ogni paziente e alla sua famiglia, grazie ad un lavoro di équipe. E fanno sentire amati». L’aiuto non si conclude quando la persona muore, ma continua nel sostenere le persone care nell’esperienza del lutto, sia con sedute terapeutiche di gruppo, ma anche con l’organizzazione di eventi culturali, come visite al museo, con chi non se la sente di parlare con uno psicologo ma avrà il conforto di persone che hanno vissuto lo stesso trauma. Il progetto Tam Tam E poi “Protezione famiglie fragili” per i casi più difficili, il progetto Tam Tam con lavoratori di psico-educazione rivolti ai ragazzi, Casa Villani, un luogo di “passaggio” tra il ricovero e l’hospice: «Ma ci sono anche tantissimi servizi pratici, come l’organizzazione di una vacanza del genitore single che deve iniziare le cure e gli affidatari, in modo che ci sia un momento di condivisione con il bambino, o la scelta dell’educatore che aiuta i piccoli a fare i compiti», continua Seminara. Ha gli occhi lucidi mentre racconta, i casi incontrati sono migliaia, ma probabilmente non ne dimentica nemmeno uno: «Quando una comunità sceglie di condividere il proprio impegno, la fragilità trova sempre una risposta. La distanza tra le persone si accorcia e ognuno ritrova risorse, supporto e dignità. Noi lo facciamo ogni giorno, con l’anima, perché crediamo che nessuno - conclude - si salva da solo».
Rimborsi fermi al 2001 e costi raddoppiati: perché le cure per i malati terminali sono a rischio
L’allarme della fondazione Faro: «La Regione copre solo metà costi». Le storie personali: da Davide che vorrebbe rivedere il mare a Mario che ogni settimana va…






