Ice, è ancora possibile trovare la magia dietro a tre lettere che ora ci mettono solo paura? Per saperlo e trovare una conferma il consiglio è di buttare l’occhio al ghiaccio olimpico del Palazzo di Assago, lì sopra ci troverete una delle stelle di questi Giochi: si chiama Ilia Malinin, vent’anni pieni grazia ed eleganza, americano figlio di due genitori uzbeki, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, entrambi pattinatori di livello. Loro hanno trasmesso i geni, Ilia li ha massaggiati e dato loro una forma. La migliore possibile.
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Così, se Torino 2006 è stata il palcoscenico di Evgeni Plushenko, e lo è stata, ecco ora siamo in piena era Malinin. L’oro corre sul filo delle sue lame e gli dei dello sport dovranno molto impegnarsi per buttarlo giù dal trono. «Non so quanto il mio corpo reggerà dopo tutti i salti che ho fatto, ma il mio obiettivo è pattinare almeno per altri tre cicli olimpici». Dopo due titoli mondiali, comincia da qui l’angelo americano: ancora deve entrare nell’Olimpo che ha già uno di quei soprannomi degni di chi ha scritto la storia, lui è The Quad God. Il primo a portare in gara il quadruplo Axel, e aveva solo 17 anni. Non solo: in una delle ultime uscite, erano le finali del Grand Prix nello scorso dicembre, ha stupito i giudici e incantato il pubblico presentando sette quadrupli nel programma libero. Risultato: punteggio più alto mai assegnato nel pattinaggio artistico. Avete presente il 10 a Nadia Comaneci? Ecco, quella cosa lì. Dal 2023 Malinin non perde una gara, Milano lo aspetta con gli occhi sgranati prima di stropicciarseli davanti a tanta bellezza.













