Ogni anno nel nostro Paese si registrano oltre 5.500 tumori urologici eredo-familiari, che rappresentano il 6-7% dei carcinomi di prostata, rene e vescica. Si tratta di neoplasie che colpiscono persone portatrici di varianti genetiche associate a un rischio oncologico aumentato. Per questi pazienti, secondo la Società Italiana di Uro-Oncologia (Siuro), è necessario personalizzare sia le terapie sia gli interventi di prevenzione.

Il ruolo dello screening genetico

Come ricordano gli esperti, gli esami di screening genetico permetterebbero di identificare chi ha una predisposizione a sviluppare forme aggressive di tumore. "Questi test dovrebbero essere prescritti ai familiari dei pazienti affetti e portatori di mutazioni su tutto il territorio nazionale", spiega Giovanni Pappagallo, vicepresidente Siuro. Particolarmente rilevante è la mutazione Brca 2, nota soprattutto in relazione al tumore mammario ma che triplica anche il rischio di neoplasia prostatica rispetto alla popolazione generale. La familiarità interessa anche il tumore del testicolo, che con oltre 2.000 nuovi casi annui rappresenta la forma di cancro più frequente negli uomini sotto i 50 anni. Per questo la Siuro raccomanda l'autopalpazione dalla pubertà e controlli urologici annuali per chi ha parenti di primo grado colpiti dalla malattia.