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La decisione della Procura è destinata sicuramente a attutire il clima di polemiche e di tensioni
Non un approccio morbido verso gli agenti, ma la semplice applicazione al caso specifico del codice penale: così viene spiegata dalla Procura della Repubblica di Milano la decisione di iscrivere nel registro degli indagati con un reato "soft" i quattro agenti delle unità speciali della polizia intervenuti domenica pomeriggio nel quartiere di Rogoredo dove un cinese armato minacciava i passanti. Il cinese, raggiunto da diversi colpi sparati da uno degli agenti, è in fin di vita. Ma tutto, nelle scelte del procuratore Marcello Viola e del pm Simona Ferraiuolo, dice che per gli inquirenti i poliziotti hanno fatto il loro dovere. Per procedere agli accertamenti, consentendo agli agenti di fare valere le loro ragioni, l'iscrizione nel registro degli indagati era necessaria. Ma, a meno di improbabili colpi di scena nel corso degli accertamenti, l'indagine va verso l'archiviazione. Se sopravviverà, a finire sotto processo sarà solo il cinese, nei cui confronti è già stato iscritto un fascicolo di inchiesta per una sfilza di reati: la rapina e le lesioni ai danni del metronotte cui ha sottratto una pistola, le minacce agli abitanti di un condominio e del primo agente intervenuto sulla scena. E soprattutto il tentato omicidio dei quattro poliziotti arrivati in via Cassinis sulla Land Rover blindata dei reparti speciali. Se invece che sulla fuoristrada speciale avesse fatto fuoco su una normale Volante, le pallottole di Liu Wenham sarebbero state mortali.






