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Il caso riguarda un fermo del 2024 nei confronti di un tunisino per detenzione di droga ai fini di spaccio che venne poi assolto
Nelle indagini in corso per i fatti di Rogoredo, dove un poliziotto ha sparato e ucciso un 28enne marocchino durante un'operazione antidroga, è entrato un nuovo elemento sul quale stanno lavorando il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia, che coordinano le indagini della Squadra mobile della Polizia. Il 26 gennaio, l'agente si è trovato a circa 30 metri di distanza da Abdherraim Mansouri, il quale ha puntato contro l'agente una pistola che solo successivamente si è scoperto essere caricata a salve, e per avergli sparato è ora indagato per omicidio volontario.
Il 7 maggio 2024 lo stesso agente di polizia ha condotto un arresto in zona Corvetto nei confronti di un tunisino con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di cocaina. Ma, secondo il Tribunale di Milano che ha assolto lo straniero, ci sarebbero "numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza". Lo stesso giudice trasmise gli atti dal Tribunale ai pm per valutare "condotte penalmente rilevanti" nei confronti del poliziotto che aveva redatto quel verbale e la relazione di polizia giudiziaria. Anche il pm aveva chiesto l'assoluzione per il tunisino dopo aver analizzato i filmati agli atti, fa presente nelle motivazioni che "non sarebbe stato possibile per l'assistente capo" vedere, come invece riportato nel verbale, "la consegna di una banconota" da parte di un presunto "acquirente" al ventenne tunisino, perché in quel momento il poliziotto era in auto con un collega e stava guidando.






