L’incontro tra Stellantis e un centinaio di imprese dell’indotto auto il 2 febbraio a Torino, per valutare le opportunità in Algeria arriva in una fase assai delicata per l’industria automotive italiana, stretta tra i volumi produttivi ancora bassi e la crisi che sta attraversando l’intera Europa dell’auto, alle prese a sua volta con un mercato strutturalmente ridimensionato rispetto al 2019 e una politica di decarbonizzazione incerta. «Stiamo implementando l’ecosistema industriale in Algeria e vogliamo offrire alle aziende italiane nuove opportunità di business per il mercato algerino» insistono i vertici locali di Stellantis che ripetono «l’incontro non ha nulla a che fare con delocalizzazioni o produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma si tratta di un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino». I numeri sul tavolo sono chiari, una produzione che punta a 90mila unità tra Doblò e Fiat Grande Panda e una serie di agevolazioni per avviare collaborazioni con partner algerini o programmare insediamenti in loco, per produzioni destinate al mercato domestico.
«Incontri come questo rafforzano la presenza industriale europea nel mercato africano e costruiscono relazioni di lungo periodo» dice la vicepresidente dell’Unione industriali di Torino, Giorgia Garola , che ribadisce: «Per le imprese torinesi della componentistica presenti, tutte altamente qualificate, è un’opportunità per ampliare il proprio raggio d’azione internazionale e contribuire a percorsi di innovazione tecnologica e sostenibile». Per le imprese del settore, pesano i volumi ipotizzati - 100mila veicoli rappresentano una soglia minima per ipotizzare investimenti in loco - ma anche gli strumenti in campo per favorire insediamenti industriali, in ottica di comprensorio produttivo. «L’iniziativa - sottolinea Edoardo Pavesio, presidente operativo del Gruppo Sila - non rappresenta una sorta di Opa ostile, mi sembra più una opportunità per produrre maggiori volumi che non una iniziativa a rischio delocalizzazione per attività radicate in Italia. Certo, il Continente africano oggi ha 58 auto ogni mille abitanti, mancano infrastrutture di base, ma in futuro potrà rappresentare un mercato in evoluzione».









