E infatti ecco il decreto sicurezza. Non più un disegno di legge, un decreto. Così entra in vigore subito, magari persino in tempo per le Olimpiadi. A quarantotto ore dai fatti di Torino, primo giorno utile domenica esclusa, si riunisce il Consiglio del ministri. Ordine del giorno. Come potremmo mai rispondere a questa barbara violenza di piazza, si sono chiesti Giorgia Meloni e i suoi ministri? Ma inasprendo le pene, naturalmente. Facendo in modo che manifestare diventi oneroso persino economicamente (una cauzione) e pericoloso per chi ci va.

Così, ancora una volta, si conferma la regola tristemente e tragicamente sperimentata nei secoli: innalzare la tensione serve a legittimare la repressione. A far crescere la paura, controllare i cittadini. Serve ai regimi di ogni colore. Nei Paesi democratici, serve alle destre. La risposta alla domanda a chi giovano, gli scontri di piazza? L’aggressione di un poliziotto di chi fa il gioco?

Torino, 31 gennaio (lapresse)

Eccola qui. Fermo preventivo dei manifestanti (ma c’è qualche dubbio di costituzionalità, bisognerà aspettare fino a domani, gli uffici legislativi sono all’opera. Fermare prima sulla base di cosa? Chiarire). La Lega propone che chi vuol manifestare paghi una cauzione, anche questa ovviamente preventiva, così con quei soldi si ripagano i danni. Anche qui, qualche discussione. Gli ultimi liberali di Forza Italia alzano una flebile voce, sul pagare.