Cinquanta eventi femminili, il numero più alto di sempre in un’Olimpiade invernale. Il 47% degli atleti e il 40% degli arbitri sarà donna. Nello sci di fondo le distanze saranno identiche nelle gare di uomini e donne (che si esibiranno sulla massacrante 50 km). I Giochi di Milano Cortina saranno i più bilanciati di sempre nel rapporto tra i sessi. Dappertutto, tranne che nella combinata nordica, lo sport che mette assieme sci di fondo e salto, presente alle Olimpiadi sin dalla prima edizione, Chamonix 1924 – quando nemmeno lo sci alpino c’era ancora -. Le combinatiste non hanno mai avuto e continuano a non avere gare ai Giochi nonostante abbiamo una Coppa del mondo (dal 2020-21) e gare ai Mondiali. Perché, allora, le donne non possono avere un posto anche alle Olimpiadi?

La protesta di Seefeld

Alla domanda, il Cio non ha ancora trovato una risposta. Nella conferenza stampa milanese, il direttore dei programmi olimpici, lo svizzero Pierre Ducrey, ha osservato che il futuro dell'intera disciplina è in fase di studio e che l'esperienza del 2026 determinerà cosa farà il Comitato olimpico con la combinata nordica per il 2030. Lo scarso appeal di una disciplina estremamente complessa nei suoi meccanismi di gara potrebbe costarle addirittura il posto ai Giochi. Altro che inserimento delle gare femminili. Però le donne non stanno a guardare. Nell’ultima tappa di Coppa del mondo prima dei Giochi, a Seefeld (Austria), l’americana Annika Malacinski è stata alla testa di una spettacolare protesta: prima del via della frazione di fondo, tutte le atlete hanno incrociato i bastoncini, in segno di protesta. Una X per “no eXception”, nessuna eccezione. La combinata resta, ahilei, un’eccezione invece. “Siamo nella posizione in cui tutto il nostro sport è a rischio” ha detto Malacinski, “se non puoi offrire pari opportunità olimpiche a uomini e donne rischi di perdere del tutto la combinata nordica. Quali federazioni nazionali vorranno ancora investire su questo sport?”. Alcune atlete, come l’azzurra Annika Sieff, hanno deciso di cambiare sport e di passare al salto. Nella storia olimpica l’Italia ha vinto una sola medaglia, il bronzo di Alessandro Pittin a Vancouver 2010 nella gara individuale sul trampolino piccolo.