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Denunciati 27 antagonisti, cento agenti feriti. I sindacati: "Non ci proteggono". In manette uno degli aggressori del poliziotto dimesso con 20 giorni di prognosi
nostro inviato a Torino
Cento agenti feriti, ventisette antagonisti denunciati, soltanto tre arresti. Il bilancio del day after appare sproporzionato. Askatasuna e compagni hanno messo a ferro e fuoco una città. "Non è facile prenderli, la nostra esigenza era il contenimento", dicono fonti della questura torinese. Vero. I sindacati, specie il Siulp, non nascondono l'amaro in bocca. Stefano Paoloni, segretario del Sap, è netto al Tg1: "Gli uomini delle forze dell'ordine non sono bersagli mobili o carne da macello. Di fronte a queste vili aggressioni serve una risposta ferma e decisa". Stessi toni anche da un'altra sigla: "A fronte di circa trenta persone accompagnate in questura, nonostante lo stato di guerriglia che il dispositivo stava contenendo, l'arresto è scattato per sole tre persone", premettono dal Siulp. La ragione va rintracciata nei "volti travisati". Una condotta vietata dalla legge "che rende molto difficile attribuire le singole responsabilità". Per Felice Romano, segretario generale del Siulp, esiste "un senso d'impunità che spinge questi delinquenti a presentarsi, in maniera sistematica, travisati a ogni manifestazione".






