«Non è un piano casa se si vuole far cassa sugli alloggi pubblici». È quanto afferma Elena Ostanel, consigliera regionale di Avs, in merito al progetto del governatore Alberto Stefani di calmierare gli affitti degli alloggi da destinare agli infermieri e al personale socio-sanitario. Un piano di "social housing" che parte con i 25 milioni di fondi europei per sistemare case sfitte e culminerà con la modifica della legge del 2017. Ma per l'esponente di Avs è un piano «pericoloso» e che ricorda quello lanciato a Padova da Bitonci quand'era sindaco.

«Avevamo ragione a lanciare l'allarme sulla svendita del patrimonio di edilizia residenziale pubblica - dice Ostanel -. L'intervista rilasciata al Gazzettino dal presidente Stefani non chiarisce in alcun modo come la Regione intenda "svincolare" gli alloggi Erp per trasformarli in edilizia sociale. E, peggio ancora, si parla esplicitamente di far fruttare le case pubbliche. Un principio che non può esistere: le case pubbliche non sono un asset finanziario, ma uno strumento di diritto sociale». A detta di Ostanel, inoltre, «c'è una grande confusione»: «Fino a poche settimane fa si parlava di giovani, coppie, lavoratori con stipendi bassi esclusi sia dal mercato privato sia dall'Erp. E già allora avevo chiarito che per dare risposte a queste fasce non bisogna svendere e perdere patrimonio pubblico perché abbiamo quasi più di 10.000 persone in attesa di un alloggio in graduatoria. Oggi, invece, scopriamo che i fondi che inizialmente erano destinati a chi fa fatica a pagare l'affitto vengono improvvisamente spostati per attrarre in Veneto nuovi lavoratori del settore sociosanitario. In pratica, a chi è in attesa di una casa pubblica o a chi oggi non riesce a sostenere i costi dell'affitto si sta dicendo: ci dispiace, quello che servirebbe a voi conviene darlo ad altri».