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1 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:09

Un covo di eversori, una banda di criminali comuni, un semplice punto di ritrovo per giovani autonomi che produce musica, politica, cultura e solidarietà. Per capire che cos’è Askatasuna secondo la giustizia bisognerà aspettare qualche mese, quando verrà celebrato il processo d’appello a un gruppo di attivisti del centro sociale imputati di associazione per delinquere. Ma intato molti tra i frequentatori della storica palazzina di corso Regina Margherita a Torino stanno continuando ad affrontare (così come ormai accade da decenni) raffiche di accuse come resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, per singoli episodi avvenuti durante manifestazioni e scontri di piazza.

Il tutto in un caos di arresti, denunce e misure restrittive che la comunità di “Aska”, ma non solo, definisce “repressione del dissenso” o “costruzione del nemico“. E qui il procuratore generale del Piemonte, Lucia Musti, ha deciso di mettere un punto fermo denunciando, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, “l’area grigia di matrice colta e borghese” troppo benevola con le violenze antagoniste. “Adesso mi auguro che i gravissimi episodi di ieri producano l’effetto di attirare su Torino l’attenzione delle istituzioni tutte“, ha dichiarato la magistrata Le ultime ondate di provvedimenti giudiziari o di polizia riguardano le manifestazioni del 2024 e 2025 e riguardano per lo più le nuove leve dell’antagonismo che, in qualche modo, secondo gli investigatori avrebbero il centro sociale come punto di riferimento.