"La questione dell'immigrazione e dell'appartenenza non può essere separata dal linguaggio, da chi lo domina e da chi, invece, ne viene escluso": lo ha detto la scrittrice vincitrice del Pulitzer Jhunpa Lahiri, nel corso della conferenza stampa che ha preceduto il dialogo "After the mother tongue", "Oltre la lingua madre" che si è tenuto all'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi.

"La lingua", per la scrittrice nata a Londra da genitori bengalesi e cresciuta negli Stati Uniti, "è uno strumento potentissimo, capace di creare identità, ma anche di stabilire confini ed esclusione".

Per Lahiri, dunque, il multilinguismo deve essere difeso come una forma di resistenza, "perché è la lingua, più di ogni altra cosa, a definire le appartenenze: cedere al dominio di una sola lingua significa impoverire il mondo e creare ragioni per l'esclusione".

Nella conversazione, che ha registrato il tutto esaurito, la scrittrice si è confrontata con la traduttrice Gioia Guerzoni e col Direttore dell'Istituto Andrea Anastasio.

L'autrice di "L'interprete dei malanni" e di "L'omonimo" (The Namesake), ha discusso l'esperienza dell'imparare a parlare, scrivere e pensare in una lingua diversa da quella materna, ha raccontato la sua vita in Italia, dove si è trasferita con la famiglia dal 2011, ragionato sulla letteratura italiana e sugli interrogativi fondamentali che danno forma al modo in cui studiamo e interpretiamo le opere letterarie.