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5 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:01

Prima la ferita, poi l’impegno politico: le due dimensioni s’intrecciano nella storia di Deepika Salhan, classe 1999, arrivata in Italia a soli nove anni, cresciuta a Verona e riconosciuta cittadina italiana nell’aprile 2024, dopo quattro anni di attesa dalla domanda – ha introdotto la pratica a diciott’anni, compiuto il decennio di residenza in Italia – e più di due terzi di vita trascorsi nel Paese. Prima di allora ha perso l’Erasmus, il tirocinio in ambito diplomatico e altre opportunità usufruite invece dai coetanei. “Non se ne esce senza cicatrici”, commenta Salhan a ilfattoquotidiano.it, “il riconoscimento arriva, ma dopo anni di invisibilità, esclusione e criteri stringenti perché si riconosca una condizione che è già nei fatti”. Ha quindi vissuto sulla pelle la presunta linea che divide il “noi” dagli “altri”, smentendo così i teorici del merito. Lei però si è sempre sentita italiana, e non ha smesso di battersi per i propri diritti e per quelli degli altri. “Essere cittadino vuol dire essere attivi nel proprio territorio”, diceva a www.africarivista.it, a soli 22 anni, denunciando la scissione tra cittadinanza sostanziale e quella formale.