MONTEBELLUNA - Ama Dio con tutto se stesso, ama le esperienze vissute in tanti anni di sacerdozio, ma vede nel celibato ecclesiastico un'ipocrisia senza alcun senso. O, per lo meno, una forzatura che non riesce più a reggere. Un sacerdote nato e cresciuto nel Montebellunese lo ha scritto addirittura a Papa Leone XIV in una lettera nella quale si mette a nudo completamente, fra la forza e la debolezza di un animo indubbiamente complesso, espressione di una giovinezza, e di una vita, non semplici.
Una richiesta di dispensa, formulata con la mente e con il cuore, alla quale sta attendendo risposta. Ma, indubbiamente, il dado è stato ormai tratto, dopo un anno sabbatico cui tanti religiosi ricorrono in situazioni analoghe. Quando, cioè, il disagio diventa palpabile e la situazione insostenibile. Tale la vicenda del religioso, un uomo maturo, non un ragazzino, che ha fatto la scelta non semplice di rinunciare al percorso che lo ha caratterizzato per tanti anni. E fare una nuova vita.
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Cambiando casa, contesto, quotidianità. Trovando un lavoro. Una sfida dolorosa ma nel contempo emozionante, che anche altri religiosi hanno fatto. Quella di ripartire, ricominciare. Spesso per amore, spesso per una donna. E nel suo caso? Di sicuro, c'è una volontà di cambiamento e l'intenzione di proseguire in coppia il proprio cammino, anche se, al momento, non è chiaro che volto possa avere l'altra metà del cielo. E se questo volto ci sia già.










