Dal 2 febbraio in una decina di giorni le principali 10 banche italiane esporranno i risultati del IV trimestre anticipando anche quelli dell’intero anno. A fare la differenza sullo stato di salute saranno le guidance per l’anno in corso e, in molti casi, al rinnovo dei piani triennali. Ad aprire le danze il prossimo 2 febbraio sarà Intesa Sanpaolo che presenterà il nuovo piano industriale 2026-29, un piano strategico che i rumors prevedono sia molto ambizioso e punti su digitalizzazione e AI per dare la massima efficienza a tutte le funzioni operative e ancor più per il mercato finanziario e gli azionisti sulla remunerazione che segnerà ulteriormente una significativa espansione che nell’arco del triennio potrebbe corrispondere a un terzo in più di quanto previsto per l’esercizio 2025, in pagamento a saldo a maggio. Mantenere l’elevata redditività e resilienza in un contesto di normalizzazione dei tassi sarà obiettivo primario e sostanziale per continuare ad essere Banca Sistema per l’Italia, posizione che si è costituita e rafforzata con la fusione tra Intesa e San Paolo ormai da oltre tre lustri.
Ma la vera novità che dovrebbe emergere riguarda l’ingresso a pieno regime nel sistema bancario italiano dell’AI, operazione che è da prevedere con la stessa intensità per l’altro colosso, Unicredit e le altre prime della classe, Bpm, Monte Paschi e Bper. Viene da domandarsi quale influenza potrà avere l’AI sia sul rapporto con la clientela che con gli occupati, ovvero con il costante calo della presenza fisica, attraverso gli sportelli, sostituita sempre più da quella online. Per quanto attiene alla clientela, due sono le maggiori incognite che deriveranno dalla presenza AI in posizione primaria nelle politiche bancarie: in primis nella concessione del credito soprattutto alle imprese ma anche alle famiglie, per la valutazione del merito creditizio che, in un Paese come il nostro, la cui economia imprenditoriale è essenzialmente costituita da piccole e microimprese, è da sempre basato su giudizi accomodanti determinati, seppur sempre meno, su fattori di conoscenza, storia e reputazione del richiedente, condizione che se così non fosse stato ed è, avrebbe mandato e manderà al macero un infinita di microimprese, non solo sotto capitalizzate ma anche dotate di limitate per migliorare l’evoluzione del progetto di business, sia in ambito manifatturiero che commerciale e dei servizi.










