Il processo sulla strage di Brandizzo deve farsi a Ivrea. A sottolinearlo, nell’intervento nell’aula Magna del tribunale di Torino per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, è la presidente della Corte d’appello Alessandra Bassi. Parla di un «sottodimensionamento delle risorse umane rispetto al flussi di lavoro», a cui si accompagna «un endemico deficit strutturale». E spiega: «L'attuale Palazzo di Giustizia di Ivrea occupa un edificio un tempo destinato ad altro uso e, nonostante la ristrutturazione in sede di riconversione, non dispone di spazi adeguati, né di presidi di sicurezza che un Ufficio Giudiziario richiederebbe».
La mancanza della maxi aula di Ivrea
Va avanti: «Soprattutto, nonostante l'ampiezza del bacino d'utenza e l'elevato flusso di affari, non dispone di una maxi-aula per la celebrazione dei grandi processi. Tale grave limite logistico torna adesso a manifestarsi in tutta la sua gravità nell'imminenza della celebrazione del processo per i fatti di Brandizzo». A denunciare la situazione nei giorni scorsi era stato anche il padre di una delle vittime, Massimo Laganà: suo figlio Kevin era l’operaio più giovane travolto tre anni fa sui binari. Aveva 22 anni.
L’appello dopo il silenzio del Ministero










