Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:36

di Francesca Carone*

L’urlo come elemento catalizzatore e manipolatore dell’opinione pubblica, fomentatore e guida del Pensiero unico, convince gli indecisi e corteggia i mass media. Lo ha capito la Premier Meloni. Lo aveva sperimentato a suo tempo Beppe Grillo con i suoi urlanti imperativi categorici che portarono i 5 Stelle alla gloria. Poi però l’impeto e la sua famelica retorica urlata incontrarono la politica mistica e silenziosa di Draghi e l’incanto si ruppe.

Chi urla rompe gli indugi e conquista, con qualche strana alchimia, quella sacca sociale stanca e sfiduciata che cammina a testa china, che ha perso l’entusiasmo e delega agli altri la sua partecipazione politica depotenziando e svilendo sempre più la sua libertà. Nell’urlo c’è autorevolezza, forza, tenacia, sfida, lotta: esattamente ciò che la politica ha tolto alla gente, che delega la sua azione all’oratore urlante, convinto che lo farà risorgere dalle ceneri del nichilismo aberrante in cui è scivolato e che il Mondo vivrà beato tra uguaglianza e Diritto.