Ci sono "numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza".
Ha scritto così il Tribunale di Milano riferendosi al verbale di un arresto eseguito, nel maggio del 2024, dall'assistente capo di Polizia di 41 anni che è indagato per omicidio volontario per aver ucciso, il 26 gennaio, un 28enne marocchino durante un controllo antispaccio nel quartiere Rogoredo.
Con quella sentenza della giudice Maria Gaetana Rispoli, depositata un anno fa, venne assolto un tunisino che era finito in carcere con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di cocaina. In più, furono trasmessi gli atti dal Tribunale ai pm per valutare "condotte penalmente rilevanti" nei confronti del poliziotto che aveva redatto quel verbale e la relazione di polizia giudiziaria.
Su questo verdetto nel processo per direttissima, e in particolare su quell'arresto eseguito il 7 maggio 2024, stanno facendo approfondimenti ora il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia, che coordinano le indagini della Squadra mobile della Polizia sul caso di Rogoredo e sulla morte di Abdherraim Mansouri, i cui familiari sono assistiti dall'avvocata Debora Piazza.
Verifiche che, allo stato, tra l'altro hanno fatto emergere che il poliziotto, a quanto pare, non era stato iscritto nel registro degli indagati per eventuali ipotesi di falso dopo la trasmissione delle carte da parte della giudice. "Noi non ne sappiamo nulla, il poliziotto risulta non avere precedenti", ha spiegato l'avvocato Pietro Porciani, legale dell'agente.











