Un libro nato per dare voce alla Sma che, paradossalmente, finisce per toglierle spazio. È questa la forza silenziosa di “Famiglie Sma in cerca di Emozioni”, il primo libro scritto con il puntatore oculare da giovani adulti con atrofia muscolare spinale di tipo 1 (Sma 1), la forma più severa di una patologia che compromette progressivamente le capacità motorie e, in alcuni casi, anche la possibilità di parlare e muoversi. Il volume, scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione, è stato presentato al Centro Clinico NeMo di Milano ed è il risultato di un progetto promosso da Famiglie Sma, con il contributo di Fondazione Roche.

L’idea nasce dall’amore per le storie e dal desiderio di esplorare emozioni universali – fantasia, stupore, meraviglia, gioia, ma anche rabbia, paura e irritazione – attraverso lo sguardo di chi vive una disabilità gravissima. Un’operazione tutt’altro che scontata: mai prima d’ora un progetto creativo aveva coinvolto persone con Sma 1 in un percorso strutturato di scrittura, arrivando a una pubblicazione inclusiva.

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Un’opera corale

A firmare i testi sono cinque giovani tra i 20 e i 25 anni: Silvia Gaiotto, Giulia Menni, Nicola Crisci, Denisa Lushaj e Sara Pavan. Ogni capitolo è dedicato a un’emozione scelta dagli autori stessi, talvolta perché sentita come vicina, altre volte perché distante o persino spaventosa. A guidarli in questo percorso sono stati il dottor Jacopo Casiraghi, responsabile del progetto, la psicologa Simona Spinoglio, che ha curato l’elaborazione emotiva dei contenuti, ed Elena Peduzzi, scrittrice per ragazzi, che ha accompagnato i giovani autori nel lavoro creativo.