L’intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività delle imprese, ma rischia di rendere più difficile l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

In Italia, il 77% delle aziende ritiene che nei prossimi cinque anni l’Ai porterà alla scomparsa di metà delle posizioni entry-level, riducendo le opportunità di accesso e di apprendimento per le figure junior. È uno dei dati più critici che emergono dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor, che fotografa un mercato del lavoro attraversato da un profondo divario di fiducia tra imprese e lavoratori.

L’indagine, condotta in 35 Paesi, ha coinvolto 27mila lavoratori a livello globale, di cui 750 in Italia. Per la prima volta, l’edizione 2026 include anche il punto di vista dei datori di lavoro, con 1.225 aziende intervistate nel mondo e 35 nel nostro Paese.

Il confronto tra le due prospettive restituisce una lettura divergente della trasformazione in atto: per le imprese l’innovazione tecnologica è un’opportunità strutturale, per una parte consistente dei lavoratori resta una fonte di incertezza.

Giovani più esposti ai timori sull’AI