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30 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:15
La pistola è puntata contro l’Iran e potrebbe presto diventare fumante: il fattore Trump resta imprevedibile. L’escalation ha raggiunto livelli di massima gravità mentre Mosca tenta di impedire che si chiuda definitivamente l’ultima finestra negoziale. La macchina diplomatica del Cremlino è operativa per scongiurare una nuova esplosione nella polveriera mediorientale mentre portaerei e gruppi d’attacco statunitensi si avvicinano all’Iran, con l’obiettivo dichiarato di provocare la caduta del regime degli ayatollah. Putin ha fatto sapere di seguire con attenzione l’evolversi della situazione a Teheran – l’alleato con cui ha stretto l’ultimo trattato di partenariato strategico ventennale un anno fa, nel gennaio 2025 – riferendolo all’omologo emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan, con il quale intende discuterne durante colloqui.
“Dobbiamo concentrarci principalmente sui meccanismi negoziali”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato ieri che il potenziale per i colloqui tra Stati Uniti e Iran non si era ancora esaurito: poiché ogni intervento può creare “caos” in tutto il Medio Oriente, conseguenze catastrofiche “in termini di destabilizzazione del sistema di sicurezza in tutta la regione”, “Continuiamo a chiedere a tutte le parti di dar prova di moderazione e di rinunciare a qualsiasi uso della forza per risolvere i problemi”.







