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30 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:08

L’ultimo oltraggio alla memoria di Giulio Regeni, a dieci anni dal sequestro, dalle torture e dall’omicidio del ricercatore italiano, arriva da Roma, nel cuore del quartiere Eur della Capitale. È lì che si celebra, in un hotel a quattro stelle, la conferenza finale della seconda fase di Itepa2, progetto di cooperazione per la formazione delle forze di sicurezza di 22 Paesi africani. Una cornice nella quale l’Italia ha firmato un nuovo memorandum con l’Accademia di Polizia del Cairo, alla presenza del capo della Polizia Vittorio Pisani e del presidente della stessa accademia del Paese nordafricano, Ibrahim Youssef Nedal Abdelkader. Quelle stesse forze egiziane del regime di Al Sisi, da anni già sotto accusa per la violenza, la repressione e il mancato rispetto dei diritti umani. E protagoniste di uno dei depistaggi più clamorosi e sanguinari del caso Regeni: la mattanza di cinque innocenti, che il regime egiziano tentò di far passare come gli autori dell’omicidio. Una messinscena nel tentativo di sviare le indagini e allontanare le responsabilità degli apparati d’intelligence.

Mentre il processo in Italia contro i quattro 007 egiziani è ancora oggi in sospeso, per l’Italia l’Egitto è ormai tornato da anni un partner affidabile, indispensabile. Nel nome degli affari e della realpolitik. Un “Paese sicuro“, come considerato dal governo Meloni, al di là delle violazioni sistematiche dei diritti, delle sparizioni forzate, delle torture. E della verità processuale ancora non raggiunta sul caso Regeni, di fronte ad anni di depistaggi e mancata collaborazione del Cairo. Così non sembra esserci alcun imbarazzo nel siglare nuove intese di cooperazione, confermando la polizia egiziana come centrale nella formazione delle forze di altri Paesi africani. L’ennesimo atto di normalizzazione dei rapporti, politici e commerciali, dopo il vertice al Viminale di poche ore prima, con tanto di onori e complimenti, tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’omologo egiziano Mahmoud Tawfik, omaggiato con tanto di photo opportunity e un comunicato in cui si rivendicava il “dialogo strategico tra i due Paesi in una visione condivisa di stabilità, sicurezza e responsabilità nel Mediterraneo”. Senza il minimo accenno al caso Regeni. Dimenticato, di fatto, dall’esecutivo e dai suoi ministri, già protagonisti di passerelle e vertici al Cairo, nel segno della rinnovata concordia.