Nel decimo anniversario dell'uccisione di Giulio Regeni, la sua storia continua a segnare uno dei punti più bui tra i rapporti tra Italia ed Egitto. Era il 25 gennaio 2016 quando il giovane ricercatore di Fiumicello, dottorando all'Università di Cambridge, uscì dalla sua abitazione al Cairo con l'intenzione di raggiungere piazza Tahrir. Non ci arriverà mai: di lui si perdono le tracce nei pressi di una fermata della metropolitana, a pochi passi dal centro della capitale egiziana. Il suo corpo verrà ritrovato solo il 3 febbraio, lungo la superstrada che collega il Cairo a Giza. È seminudo, martoriato, con segni evidenti di torture prolungate per giorni, come affermeranno in aula i medici legali. Immagini rese vive dalle parole della madre, Paola Deffendi: "Su quel viso ho visto tutto il male del mondo".