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Ultimo aggiornamento: 15:20

Oggi la definizione di giornalismo è diventata necessariamente ampia, o forse è sempre stata ampia: non è più solo un mestiere regolato da un albo (una peculiarità quasi tutta italiana), ma un’attività legata all’indagine della realtà e alla divulgazione di fatti: dalle corse dei cavalli fino alla politica, economia e tutti i colori della cronaca, etc… Secondo questa visione, “il giornalista è chi il giornalista fa”, indipendentemente dal fatto che lo faccia in un programma televisivo o in una storia su Instagram. In questo contesto a mio avviso si inserisce “Falsissimo”, il canale YouTube di Fabrizio Corona, che si pone come il rovescio speculare della trasmissione di Canale 5 “Verissimo”.

Corona ha esplicitamente paragonato la sua situazione al famoso Editto Bulgaro del 2002, quando Silvio Berlusconi allontanò Biagi, Santoro e Luttazzi dalla Rai.

Se allora la censura era politica e a reti unificate, oggi si manifesta attraverso inibitorie preventive. Un tribunale di Milano ha ordinato a Corona di rimuovere i contenuti su Alfonso Signorini e gli ha vietato di diffonderne di nuovi, non per un reato già commesso, ma per quelli che “potrebbe” commettere in futuro. Mi ricorda la pre-crimine di un romanzo di Philip K. Dick (Minority report). Come sottolineato dall’editoriale di Marco Travaglio, è curioso che Corona sia stato punito in passato perché usava gli scoop per ricattare (non pubblicando) e ora venga punito perché invece sceglie di pubblicarli.