Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di sterminio di Auschwitz -Birkenau, in Polonia. Davanti ai soldati sovietici apparve l’orrore: migliaia di prigionieri stremati, cumuli di corpi, camere a gas, forni crematori. Così quel giorno di 81 anni fa diventò il simbolo dell’Olocausto: lo sterminio di sei milioni di ebrei tra il 1941 e il 1945. Un genocidio unico, nell’epoca contemporanea per obiettivi pianificati, metodi “tecnologici” e vittime di ogni età E proprio nei giorni della memoria di questo incredibile crimine contro l’umanità la leader del Pd Elly Schlein s’è impegnata a sostenere la causa di Marwan Barghouti, condannato da un tribunale israeliano per l’omicidio di cinque persone (il processo fu così corretto che il leader terrorista fu assolto per l’accusa di altri omicidi che non poterono essere specificamente provati): il monaco greco Tsibouktsakis Germanus a Gerusalemme il 12 giugno 2001; l’assassinio di Yoela Hen in Gerusalemme o il 15 gennaio 2002; e quello di Eli Dahan, Yosef Habi e Salim Barakat in Tel Aviv il 5 marzo 2002.

Barghouti è stato il capo della fazione armata Tanzim di al Fatah che guidò la seconda intifada mirata a far saltare gli accordi definiti dai colloqui di Oslo e fa parte di quella generazione di leader palestinesi che man mano, dopo l’assassinio di Anwar al-Sadat nel 1981, di fatto si collega ai jihadisti di Hamas (intrecciati agli egiziani Fratelli musulmani) e agli Hezbollah, la fazione sciita direttamente guidata da Teheran: quell’area terroristica che è stata protagonista delle stragi in territorio israeliano del 7 ottobre 2023.