Pochi giorni fa, abbiamo celebrato l’87esimo anniversario della Notte dei Cristalli a Berlino, quando si bruciarono gli ebrei, oltre che i loro libri: quello fu il primo passo verso l’annientamento degli ebrei europei, quello che lo storico polacco Raphael Lemkin chiamò nel 1944 il “genocidio”. Qual è la differenza tra “massacro” e “genocidio”? L’intenzionalità. Alla conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, i nazisti si dettero l’obiettivo di ripulire completamente l’Europa dai suoi ebrei. Fecero riferimento a quello che gli ottomani avevano fatto con gli armeni all’inizio del secolo.

A distanza di ottant’anni, l’odio riappare sotto un’altra forma: il 7 ottobre 2023, un commando di Hamas ha fatto irruzione a un festival pacifista israeliano accanto al confine di Gaza, uccidendo 1.188 persone, uomini, donne e bambini, ferendone 4.834 e prendendo in ostaggio 251 persone, tra cui molti bambini. È stato uno dei più grandi massacri di ebrei dalla Seconda guerra mondiale. Qualora si rivelasse essere - come risulta da alcuni documenti di cui gli israeliani sono entrati in possesso - il primo atto del progetto di annientamento degli ebrei di Israele, si tratterebbe di genocidio. In caso contrario, si parla di massacro. Atroce, certo, ma massacro.