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29 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:06

Quando Davide entra negli uffici di Boston Consulting Group a Francoforte è come se si trovasse allo stesso tempo a New York, in Costa Rica, o in India. Lavora con persone da tutto il mondo. Gli italiani non ci sono. “Siamo in 300 in ufficio e io sono l’unico”, racconta. Non lo dice con amarezza, ma con orgoglio. Davide Manco ha 28 anni, è laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e da quasi due anni vive in Germania. Il primo contatto con il mondo della finanza arriva quasi per caso. Durante la triennale viene selezionato per un viaggio a Londra nelle sedi delle grandi banche d’investimento. “Non sapevo nemmeno cosa fossero le bulge brackets (banche d’investimento multinazionali, ndr)”, ammette a ilfattoquotidiano.it. Poi entra nel palazzo di Morgan Stanley: un marmo retroilluminato e una marea di persone con la cravatta lo conquistano. “Capii che avrei voluto lavorare in un posto simile”. Da lì la scelta della magistrale in Financial Engineering, interamente in inglese, e una serie di esperienze all’estero per imparare la lingua.

La prima è a Londra, a fare qualsiasi lavoro capiti. “Mi diedero una scopa in mano e mi dissero: ‘Comincia a pulire’. Non mi è pesato, anzi: lì ho capito che non volevo restare in Italia”. Poi il sud dell’Inghilterra e quindi Parigi, per uno scambio universitario. Rientrato a Milano, Davide accelera: finisce gli esami in anticipo, lavora a una dissertation (una sorta di tesi/pubblicazione) e collabora con una professoressa di investment banking. È il primo vero ingresso nel mondo finanziario. Il giorno dopo la laurea ha già un contratto in una piccola boutique di investment banking con l’ufficio davanti al Duomo di Milano. “Dalle finestre vedevo proprio gli uffici di Boston Consulting Group. È buffo pensarci oggi”.