Nello sport, e nella vita, il passato conta ma fino a un certo punto. Ma il rispetto no, quello non bisogna mai dimenticarlo: Nole Djokovic compirà 39 anni a maggio e da almeno un paio di stagioni ha fisiologicamente ceduto il passo a due giovani, fenomenali virgulti come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. La poltrona da numero 1 al mondo ormai è roba loro, per questioni anagrafiche oltre che di classe. Eppure il serbo è ancora lì a lottare, come dimostra la semifinale conquistata agli Australian Open, anche grazie all'infortunio che ha fatto fuori l'azzurro Lorenzo Musetti in vantaggio 2 set a zero.
Djokovic, che in semifinale affronterà proprio Sinner, ormai un classico del circuito Atp, ha sportivamente riconosciuto la propria fortuna, ammettendo che il carrarino avrebbe meritato di vincere sul campo. Ma in conferenza stampa ha sfoderato l'orgoglio di sempre di fronte a una domanda maliziosa e inopportuna di un giornalista.
"Nella prima parte della tua carriera quando stavi inseguendo Roger e Rafa per i titoli e ora alla fine della tua carriera, stai inseguendo Jannik e Carlos", ha chiesto il cronista a Melbourne. Il Djoker ha guardato stranito il suo interlocutore, domandandogli: "Sto inseguendo Jannik e Carlos? In che senso? Quindi sono sempre l'inseguitore e non vengo mai inseguito".












