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30 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:38
“Questa sera è forse la più bella della mia carriera in Australia”. Questa partita Novak Djokovic la bramava con tutto se stesso, la aspettava dal 25 novembre 2023. In quella semifinale di Coppa Davis un ragazzo dai capelli rossi gli aveva strappato di mano lo scettro, battendolo dopo aver annullato tre match point. Da allora, Jannik Sinner aveva vinto tutti gli scontri diretti contro Djokovic: soprattutto, l’onta più grande, lo aveva battuto anche a Melbourne poche settimane dopo, diventando di lì a poco il nuovo re degli Australian Open. Due anni dopo, con 38 primavere sulle spalle, è stato ancora Djokovic a far cadere l’imbattibilità di Sinner sulla Rod Laver Arena, a buttarlo fuori dalla finale già scritta contro Carlos Alcaraz. Il vecchietto serbo, il tennista più vincente della storia, può andare ancora a caccia del suo sogno: vincere il 25esimo titolo Slam, firmare il record dei record, quello che non è mai riuscito neanche all’australiana Margaret Smith Court in campo femminile.
“Grazie a Jannik per avermi permesso di vincere una partita”, dice Djokovic a fine partita. Il segnale di quanto lo avessero disturbato nel profondo le cinque sconfitte consecutive contro l’italiano. Involontariamente, anche una verità su come è andato il match, che in qualche modo Sinner ha regalato al suo avversario. L’altoatesino ha vinto più punti (152 contro 140) e ha sprecato la bellezza di 16 palle break, di cui 8 solo nel quinto set. Ma in generale, lungo tutto l’arco della partita, Djokovic è sembrato spesso sul punto di capitolare, senza però mai ricevere la spallata definitiva. Un Sinner inspiegabilmente nervoso e poco lucido gli ha dato sempre la possibilità di rimanere a galla. Non ha gestito a suo favore i punti di forza, lasciando che il serbo si esaltasse con il suo gioco. Il resto lo ha fatto ovviamente la classe del campione.















