Il tasso di civiltà di un popolo si misura dal tasso alcolico, dicevano gli antichi greci. Perché bere il giusto va bene, bere troppo è incivile e inopportuno. Questa eredità è arrivata fino a noi Mediterranei di oggi, che abbiamo sempre privilegiato il vino agli altri alcolici e abbiamo considerato il pasto il momento ideale per sorseggiare il nettare di Bacco. Ma gli usi e costumi enologici stanno cambiando radicalmente. Il consumo a tavola si è ridotto. A favore dell’happy hour che è diventato il momento in cui molti si ritrovano con amici e colleghi per rilassarsi alla fine della giornata di lavoro.
Di fatto stiamo assumendo una serie di comportamenti che vengono da altre culture, come quella inglese, dove la pausa pranzo è ridotta ad un intervallo rapidissimo e all’uscita dall’ufficio si va al pub per un boccale di birra. Ma se l’aperitivo all’italiana era soprattutto a base di vino e analcolici, ora da Nord a Sud il tramonto si è tinto di rosso spritz. E il vino giace in cantina, come raccontano i dati di Federvini e Oiv sul calo delle vendite, soprattutto dei rossi, nel 2025. Secondo i dati pubblicati sul sito del Masaf (ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) ed elaborati dall’Icqrf (Ispettorato centrale della Tutela della Qualità e Repressione frodi dei prodotti agroalimentari), le giacenze di vino italiano continuano a crescere. L’ultimo aggiornamento, relativo al 31 ottobre 2025, segnala 44,5 milioni di ettolitri di vino in cantina, con un incremento del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024.






