Roma, 28 gen. (askanews) – Riguardo la frana di Niscemi “nei prossimi mesi, quando le attività emergenziali saranno concluse, si valuterà se, a fronte della necessità di provvedere a una complessiva revisione dell’assetto urbanistico ed edilizio delle aree colpite in conseguenza del danneggiamento di edifici e infrastrutture, sussisteranno i presupposti per la deliberazione dello stato di ricostruzione, che consentiranno di attingere al Fondo Ricostruzioni di cui alla legge di bilancio”. Così al question time alla Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, risponendo al posto del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci cui era rivolto il quesito.

“Lo stanziamento di 100 milioni disposto dal Consiglio dei ministri – ha detto ancora – con la deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale del 26 gennaio 2026, come imposto dal codice della protezione civile, riguarda le ‘prime risorse finanziarie da destinare all’avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e degli interventi più urgenti’. A tale proposito, si rappresenta peraltro che, per l’emergenza alluvione in Emilia-Romagna, relativa agli eventi del 1° maggio 2023, il primo stanziamento disposto dal Consiglio dei ministri ammontava a 10 milioni di euro, a fronte di oltre 33 milioni di euro per Regione disposti con la prima delibera di lunedì scorso”. Il movimento franoso, ha ricordato Ciriani, si è verificato “a partire dal 16 gennaio 2026” ed “ha avuto una notevole accelerazione nella mattina del 25 gennaio 2026: secondo i primi rilievi del Dipartimento regionale della protezione civile, il movimento franoso era inizialmente caratterizzato da un fronte di 1,6 km e da un’estensione di circa 1 kmq. Nella mattina di domenica 25 gennaio 2026 l’evoluzione del movimento franoso ha subito una repentina accelerazione e la scarpata di frana ha raggiunto un dislivello di alcune decine di metri, in progressivo aumento e in continua evoluzione retrogressiva, con una lunghezza complessiva di circa 4 km”.