Per mettere in sicurezza il Paese contro alluvioni, frane, erosione delle coste, servono subito almeno 27 miliardi, dicono le ultime stime disponibili dell’Ispra e del Cni. Un segnale sostanzioso, si dice, dovrebbe arrivare a 30 miliardi. Senza contare la manutenzione e la difesa del territorio che ha bisogno di una cura continua, anno per anno. Altri miliardi rotondi da mettere in cantiere, per gli esperti. Risorse cruciali, non c’è più alcun dubbio, ma così rilevanti da non poter far immaginare una sfida solo pubblica contro il dissesto idrogeologico. La strada non può che essere quella del coinvolgimento vero dei privati nella partita.

Una vecchia sfida, per la verità, che oggi però può sfruttare uno strumento ben disegnato nel Codice degli Appalti corretto e rivisto dal governo Meloni, e cioè il “Partenariato pubblico privato”, il cosiddetto Ppp. A patto che ci siano due condizioni: da una parte certezza delle risorse pubbliche e dall’altra la certezza del mantenimento di questo impegno nel tempo. Non un affare da poco, certo. Ma se inserito questo Piano in un binario certo e trasparente, l’obiettivo non è così difficile da immaginare.

Quale binario? E’ un po’ quello già scelto da quasi tutti gli altri Parsi europei, nonostante il nodo del dissesto idrogeologico sia molto più sentito in Italia che altrove per via della complessità del territorio, così attraversato dai fiumi e circondato dal mare, che rende l’Italia più vulnerabili. Anche Germania, Francia e Spagna hanno i bei loro problemi, tra alluvioni, frane e inondazioni e hanno messo in conto un pezzo di bilancio dello Stato a difendere il territorio insieme alle risorse dei privati. Un cheap permanente da affiancare alle eventuali risorse ritagliate in Europa.